27/04/2011

riempendosi il becco

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Possono capitare mattine in cui fremono le dita, come pulcini affamatissimi che dal loro nido lanciano quei loro graffiosissimi “pio-pio” e che per farli tacere gli devi riempire il becco. Oggi mi fremono le dita e un certo desiderio di comprire lo spazio bianco del foglio “virtuale”, finalmente, si manifesta dopo tanto tempo in cui ha prevalso l’arrugginimento di certi angusti anfratti del cervello che qualcuno più di altri ha il privilegio di tenere in allenamento. Più di altri, più del sottoscritto, troppo preso a rinfrescare altre pareti della calotta che per mano della pigrizia, non si cura troppo di quel bel detto che riempie molti becchi qua e la: “mente sana in corpore sano” … beh, al diavolo sia il “mente” che il “corpore”. Da queste parti, si ragiona troppo su “certi fatti”, ci si arrovella lo stomaco, ci si fuma sopra e ci si mangia ogni schifezza che l’appannata dieta mediterranea ha da offrire, tutto ciò che è peccaminoso per il gusto lo divoro. Se esiste davvero quel girone dei golosi e l’anima dovesse farci un salto, credo che potrebbe essere uno dei gironi in cui sarò “trattenuto” parecchio dall’ autorità competente, per poi fare un percorso di riabilitazione nella vita eterna senza dubbio di certa efficacia visto che li possibilità di ricadere nel peccato non ve ne sono o perlomeno le statistiche cosi dicono. Anche a questo giro il volo radente su “certe riflessioni” è fatto, missione compiuta? Non saprei… non direi.. ho visto un piatto di plastica cadere dal cielo ed adagiarsi dritto sul cemento come se dovesse accogliere il pasto di qualche cane randagio di passaggio.

 

La divina provvidenza è la sinergia tra le cose di noi uomini con le cose di Dio ma solo da quest’ultimo dipende tutto. mettiamoci comunque del nostro... non si sa mai.

15:07 Scritto da: il_boidi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

23/08/2010

un misero SettePerCento

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Raccolgo quel che di pulito resta di una valigia disordinata, di panni sporchi che entro poco sottometterò al giudizio del sapone di Marsiglia. La dea del disordine è comunque  tra le più gentili delle divinità e prima o dopo, a volte serenamente ed altre con più affanno, accontenta sempre i propri disordinati infedeli.

Non manca nulla per varcare la soglia, dirigersi nella propria auto densa di fango secco e intrufolarsi nei caotici vicoli sempre più stretti, di una vita regolata solo che da tasse e balzelli; quel che avanza lo definirò un misero sette per cento, quelle monete di bronzo che ti puoi gestire per saziare la tua anima, marchiando il tuo spirito e decidendo in quale libertà esaurirle.

 

Se mi fermassi qui, quel che fin d’ora ho scritto avrebbe un effetto stilisticamente efficace ma non potrei sopportare di aver messo su una moka e berne il caffè avendo già terminato il post, quindi tenterò una versione in prosa. A Roma si dice “ te la canti e te la soni”, che mi si perdoni ma non resto a guardare chiunque faccia da se quello che il tempo ed il “prossimo suo” dovrebbero pazientemente sancire.

Perchè privarmi di questa scorciatoia?

Lo farò solo per un motivo.  Un altro pensiero incombe e non c’è tempo perché passino mesi per dedicargli un post tutto suo.

 

Il mondo la fuori mi chiama e non posso resistergli oltre, presto sarò di nuovo servo del macrocosmo premeditato figlio di tante guerre e ribaltoni più o meno civili, per inseguire quel sogno del debito pubblico pari a Zero mentre le fontane marciscono, i parchi sono invasi di sporcizia e la “bellezza” sui cui tanto gli avi hanno faticato, si logora nell’ “abbandono per mancanza di fondi”. Oggi con la bellezza virtuale e “l’impellente necessità di…” non c’è motivo di attendere cent’ anni per edificare una chiesa o costruire un edificio con gusto, svendendo la bellezza per imminenti necessità logistiche.

 

Ora mi getto nel secondo pensiero che con coraggio, vista una mia certa discrezione, affido ai gironi dei milioni di pensieri  e ragionamenti che, per quanti ce ne sono in giro, non esiste una fossa tanto profonda per smaltirli tutti.

 

Il genere umano non ha più tempo di aspettare, le generazioni non hanno più senso, o perlomeno vale per chi non concede alla progenie quell’antico significato di Generazione. Famiglia, intesa con quel sentimento profondo che la storia le ha dato e che oggi, si badi bene, è occultato da altri strati di significati diversi ed incomprensibili spesso privi di densa e salvifica linfa, soprattutto per il cucciolo messo al mondo.

Ho come la vaga sensazione che una Vita pretenda con tutta se stessa di godere di quanto fatto nel suo percorso mortale, per i propri fini diretti. Se qualcosa avanza per i cuccioli eredi è una conseguenza, ma convivo con il pensiero che non sia uno Scopo impegnarsi energeticamente nel tramandare con coscienza:  Beni, ricchezza intellettuale, libertà mentale, Svincoli. La Vita agisce per il proprio e solo suo scopo di appagamento. Dalla propria “indipendenza” alla propria estinzione.

 

Due pensieri diversi, che vivono su piani distanti tra loro ma che possono convivere in una sola anima. Giro il piccolo cucchiaio, lo zucchero di canna per quanto grezzo, s’è disciolto da solo ed ora berrò il caffè e darò fuoco ad un’altra sigaretta, poi penserò se pubblicare o meno quanto scritto.

Se potrò rileggerlo su internet vorrà dire che ha prevalso il desiderio di condividere questi miei ragionamenti, prima di rimettermi in marcia a passo svelto per raggiungere il gregge che movimenta questa città, pensando che su tali questioni sia necessario tornarci sopra, forse.

11:37 Scritto da: il_boidi | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

12/04/2010

l'ultimo pasto salato

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E’ stata la sete a svegliarmi, solo lei. Avevo un sonno sereno.

Sarà la gola secca, la cena ricca di sale  o il mio corpo viziato a cui concedo sempre tutto. Per non soccombergli son sempre accondiscende.

 

E’ bastato allungare il braccio sinistro, con gli occhi chiusi, un movimento meccanico.

Sentire la rassicurante forma del tappo di plastica tra le dita arpionate come quella piccola gru del luna park che ti faceva sempre pescare qualcosa e ti portavi via quei premi che  valevano sempre meno della puntata.

 

Portare quella cosa di plastica a forma di bottiglia alla bocca, sempre con la serenità degli occhi chiusi e mandar giù copiosi sorsi d’acqua, è stato tutto cosi semplice.

A quietar la sete non ci vuole niente e la federa di cotone fresco su cui la testa si adagia è sempre accogliente.

 

Non dappertutto è tutto cosi semplice.

 

Sei felice?certo.

10:05 Scritto da: il_boidi | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook