17/12/2009

CHE CI FAI QUI

sogno.jpg

Capita di sognare ancora quando la stanchezza non accompagna più lunghi riposi senza sogni e ti senti temprato dopo quelle notti che sfuggono e ti dici e lo vai anche a dire in giro, con un fare compiaciuto, che l’insonnia non rientra nell’elenco dei tuoi disturbi.

 

 

Ma capita di sognare ancora.

Quando quel nulla si riempie di immagini, fotografie in velocissima successione, il riposo si agita, le emozioni intorpidite si scuotono e vedi volti che non ci sono più o che non hai mai conosciuto. Compagni d’avventura passati o persone presenti con cui al massimo hai condiviso un solo istante di sguardo distratto e ti chiedi … “e tu che ci fai qui?”

 

E il letto, che solo una manciata di ore prima era l’ultima e ambita meta al finire della  giornata, si trasforma in un sabbia mobile di lenzuola, legacci di stoffa che sembrano catene e che non scaldano più quel sonno ristoratore che per quella notte si congeda.

 

C’è la luce della scrivania accesa e fuori i colori della notte non cambiano. Anticipi la colazione e i biscotti con i conservanti hanno un sapore più genuino. L’ occhio ti cade in basso a destra e percepisci che il tempo va un po’ più veloce del previsto.

 

Sbirci ancora fuori cogliendo sfumature nuove proprie dell’alba.

 

Ti chiedi, come andrà oggi.

 

Poche ore di sonno nel fagotto e un sogno ormai poco nitido che t’ ha tenuto limpidamente sveglio come una tazza di caffè fortissimo che un carceriere t’ha forzato a bere.

 

Trascorre un altro minuto e pensi che una sigaretta in un orario cosi insolito non faccia poi tanto male ma ormai manca poco e l’accavallarsi di rumori la fuori ti spinge a tirar su un poco le tende e far penetrare quelle sfumature pastello di luce.  Spegni quel lume sulla scrivania che per qualche ora t’ha fatto stare altrove e non puoi scampare alla giornata affannata che tamburella le dita sulle tue palpebre socchiuse.

21/06/2009

Domenica mattina e campane non se ne sentono

E’ strano che si sia annuvolato mentre non me l’aspettavo (onnipotentistico pensiero), però c’è una strana aria di collina anche se sono accucciato in un’appartamento qualsiasi nel pieno della città.
C’è uno strano richiamo la fuori, silenzioso, un richiamo che lo porta il vento e parte da chissà dove. E’ un cinese, un cinese nella testa, che fa ronzare la sua cucitrice e il suo impercettibile “trac-trac” velocissimo, lo sento, eccome.
Un cane sempre più lontano che abbaia.. il solito cane che c’è dappertutto e gli uccellini… e per fortuna solo quelli… No! … ecco una cornacchia, mi sembrava strano che non se ne sentissero… le hanno rimesse in circolazione per cacciare via i piccioni, mi dicono. Cornacchie telecomandate al servizio del cittadino? Fantascientifico… però, come tutti i piani governativi che non funzionano mai… anche questo ha preso una piega … bislacca. Ora ci sono piccioni e cornacchie in circolazione, e i passerotti, quelli… i più teneri, non ci sono più… per colpa delle cornacchie. E poi i Gabbiani, che li senti solo all’alba … molto presto, che strillano forte per svegliarti e poi più niente, se ne tornano tutti a Piazza Venezia e nelle periferie a volare alti o a ramazzare tra i rifiuti.

In quel richiamo dalla collina, ho sentito anche uno strillo di un bambino e c’è ancora il cinese che armeggia con la sua macchina da cucito nella mia testa e io ho il cellulare scarico da più di un giorno. Ora il pensiero si spacca in due. “Non trovo più il caricabatterie” … “Vorrei del vino bianco ben freddato e una sigaretta”.
Il vino non c’è, le sigarette non le ho più con me, il caricatore di batteria…
se ne starà buono buono sotto un tavolo qualsiasi, impolverato, che aspetta acquattato che la mia mano lo riporti a casa, al sicuro, ben avvinghiato ad una presa amica, con la messa a terra che lo coccola.

06/06/2009

LETTURE D’AUTOGRILL CHE MIGLIORANO (con accanimento) LA VITA (forse)

cigarrettes,camel,cigarros,cigars,fumar,lucky,strike-b80225c7a73bf9194989bddffb95c7ca_h.jpg

La calamita funziona ancora. Basta dare una vigorosa spolverata al magnete ed ecco che il richiamo a queste pagine, riprende a suonare.

Se campassi per quante parole riesca a buttare giù in un anno, sarei morto di fame da un pezzo… magari proprio di fame no, senzatetto di certo.

Un po’ forte come esordio, certo, sarà colpa dell’ io  NON fumo, io Non fumo…

3 giorni che, io NON fumo…

Sarebbe questo un’ottimo argomento su cui dilungarsi ogni giorno, quotidianamente, anche un paio di righe… “il quotidiano racconto di un NeoNonFumatore!!! un NNF!!!... che sembra il verso di un tizio che non riesce a pronunziare quella parola.

 

E se esordisco citando morti di fame e senzatetto… è perché sono ingiustificabilmente nervoso e quindi spiacevole! Bella scusa, facile, scontata… scaduta. Comodissimo, sempre la stessa solfa: “scusate il nervosismo… è che non fumo più”.

 

Ho smesso di fumare quando ho ripreso a leggere… forse il libro sbagliato, un libro famoso, da autogrill, un libro che in autogrill te lo vendono a 10 euro. Scritto da un tizio morto 2 anni fa di vecchiaia, che di certo sarebbe morto molto prima e più povero se avesse continuato a farsi di quattro pacchetti al giorno. Il libro non vale una cicca per chi non ha la minima intenzione di porre fine al vizio, anzi risulterebbe la solita ridicolaggine, su cui BOFFeggiare!

 

Per uno come me che già gironzolava sull’idea di respirare meglio e spurgare i polmoni, tali letture possono collimare con le proprie intenzioni.

Poi ci sono i metodi, a cui credo poco.  Questo libricino aborra i metodi, invita a schivarli, additandoli come palliativi che hanno successo su una percentuale irrisoria di ex-fumatori.

 

Qui il gioco sembra semplice, è una tossicodipendenza e agli spunti che da il libro io aggiungo i miei. Ne sguaino un paio dal fodero, in ordine casuale, sia ben chiaro:

 

1)Nel medioevo non fumavano e se ne poteva fare a meno. Erano goderecci e se la godevano senza tabacco lo stesso.

2)Prima che io iniziassi a fumare, campavo bene e non ero per nulla attratto dalla “sigarola”.

 

“Io non fumo, scusate, e non me ne importa niente … esco un attimo” (un po’ psicopatico… qui finisce in tragedia)

 

Socchiudo la porta, me ne vado ad autoconvicermi a zonzo, con il libricino dell’autogrill sotto il braccio che in caso di astinenza sfoglierò cercandovi la forza, come fosse Bibbia o Vangelo, a seconda.

1 2 3 4 5 6 7 8 Prossimo