Non è poi così scontato

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A volte piombano ricordi cosi profondi che capita che da qualche foro della memoria spuntino volti appannati che prendono la forma sempre più definita della persona che conoscevi e il profumo di quella fragranza dimenticata ti stordisce ancora, fantastico. E come da un’inquadratura vedi immagini che mai e poi mai avresti tirato fuori dal soppalco del ricordo. Anche i suoni, li hai già sentiti e non ricordi dove, ma sei sicuro che non è certo la prima volta. Luoghi, figure, ed ancora i profumi e per ultimo te, in quell’altro posto tanto tempo fa.  Come sequenze tagliate via di quel film che stai ancora girando e che si monterà, un giorno, e che forse un qualcuno deciderà di rivedere, forse solo anche un pezzettino. C’è un mastro di pellicola, un’ometto di spalle davanti a tanti monitor, con un posacenere traboccante di noccioline ed un altro di gambi ingialliti di sigarette senza filtro. Questo coso di spalle, sorride, anche se non la si vede quell’espressione divertita mentre decide di sceglierci il “programma della serata”. Quando le trasmissioni si interrompono, è lui che accende il power della notte. E il suo spot occulto ha inizio e come scosse impercettibili che nessun salvavita può intercettare, eccolo diffondersi tra le pareti della mente, come una busta di latte svuotata pian piano su di in un cesto di mele disposte a piramide. Giri intorno a quell’ometto di spalle per scovare quel sorrisetto che percepisci, ma lui è sempre di spalle e continua a sorridere, di quel sorriso che sai che c’è. Gli schermi davanti a lui continuano a proiettare quelle luci accavallate. Sei altrove in un altro luogo, in un altro tempo. Un tempo in cui già sei stato, o un tempo che non potresti vedere mai, quel  tempo che non esiste, perché non è mai esistito o che non potrà mai più esistere. Uno spazio che nessun Dio ha mai creato, pagano o meno, elemento della natura che fosse, Imperatore, Faraone, Oracolo. Quando la luce penetra tra le feritoie degli occhi, c’è un black out,  la corrente si stacca, il salvavita scatta. L’ometto di spalle non c’è più, ne le noccioline e quei monitor sono spenti. Resta la stanza, i rumori del mattino, l’odore della casa e il calore tiepido delle lenzuola. Non lo sai, ma il tuo primo pensiero è l’ultimo ricordo che quel coso divertito ha deciso di mostrarti.

Non è poi così scontatoultima modifica: 2008-05-29T09:40:00+00:00da il_boidi
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6 pensieri su “Non è poi così scontato

  1. E allora dovrò lasciare un bigliettino a quel coso e chiedergli di lasciarmi ricordi migliori. Almeno qualche volta. Mi piacerebbe che un mattino, attraverso le feritoie degli occhi, passasse un buon pensiero e si impiantasse, giusto per qualche ora, tra le pieghe contorte del cervello.

  2. Sai ultimamente mio figlio è stato ricoverato in una struttura in cui non sono mai stato prima….eppure l’ambiente lo conoscevo…faceva parte di un lontano ricordo….magari di una vita precedente.
    Buon w-end, Giorgio.

  3. la memoria è come un cane scemo, lanci un bastone e ti riporta indietro un po di tutto…più o meno è così, non è mia, mi piace. gli odori i suoni…sono sensazioni che fanno scattare intuizioni ed è curioso che ci pensavo ieri sera a questo. in realtà è un’altra forma di razionalizzare, ancora più veloce…ti frega, prima di aver avuto il tempo di protegerti

  4. Chissà se esiste pure il ricordo immaginario, il ricordo di cose mai accadute, ma così fortemente desiderate da lasciare impresse nella memoria sensazioni mai provate. Un saluto.

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