un misero SettePerCento

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Raccolgo quel che di pulito resta di una valigia disordinata, di panni sporchi che entro poco sottometterò al giudizio del sapone di Marsiglia. La dea del disordine è comunque  tra le più gentili delle divinità e prima o dopo, a volte serenamente ed altre con più affanno, accontenta sempre i propri disordinati infedeli.

Non manca nulla per varcare la soglia, dirigersi nella propria auto densa di fango secco e intrufolarsi nei caotici vicoli sempre più stretti, di una vita regolata solo che da tasse e balzelli; quel che avanza lo definirò un misero sette per cento, quelle monete di bronzo che ti puoi gestire per saziare la tua anima, marchiando il tuo spirito e decidendo in quale libertà esaurirle.

 

Se mi fermassi qui, quel che fin d’ora ho scritto avrebbe un effetto stilisticamente efficace ma non potrei sopportare di aver messo su una moka e berne il caffè avendo già terminato il post, quindi tenterò una versione in prosa. A Roma si dice “ te la canti e te la soni”, che mi si perdoni ma non resto a guardare chiunque faccia da se quello che il tempo ed il “prossimo suo” dovrebbero pazientemente sancire.

Perchè privarmi di questa scorciatoia?

Lo farò solo per un motivo.  Un altro pensiero incombe e non c’è tempo perché passino mesi per dedicargli un post tutto suo.

 

Il mondo la fuori mi chiama e non posso resistergli oltre, presto sarò di nuovo servo del macrocosmo premeditato figlio di tante guerre e ribaltoni più o meno civili, per inseguire quel sogno del debito pubblico pari a Zero mentre le fontane marciscono, i parchi sono invasi di sporcizia e la “bellezza” sui cui tanto gli avi hanno faticato, si logora nell’ “abbandono per mancanza di fondi”. Oggi con la bellezza virtuale e “l’impellente necessità di…” non c’è motivo di attendere cent’ anni per edificare una chiesa o costruire un edificio con gusto, svendendo la bellezza per imminenti necessità logistiche.

 

Ora mi getto nel secondo pensiero che con coraggio, vista una mia certa discrezione, affido ai gironi dei milioni di pensieri  e ragionamenti che, per quanti ce ne sono in giro, non esiste una fossa tanto profonda per smaltirli tutti.

 

Il genere umano non ha più tempo di aspettare, le generazioni non hanno più senso, o perlomeno vale per chi non concede alla progenie quell’antico significato di Generazione. Famiglia, intesa con quel sentimento profondo che la storia le ha dato e che oggi, si badi bene, è occultato da altri strati di significati diversi ed incomprensibili spesso privi di densa e salvifica linfa, soprattutto per il cucciolo messo al mondo.

Ho come la vaga sensazione che una Vita pretenda con tutta se stessa di godere di quanto fatto nel suo percorso mortale, per i propri fini diretti. Se qualcosa avanza per i cuccioli eredi è una conseguenza, ma convivo con il pensiero che non sia uno Scopo impegnarsi energeticamente nel tramandare con coscienza:  Beni, ricchezza intellettuale, libertà mentale, Svincoli. La Vita agisce per il proprio e solo suo scopo di appagamento. Dalla propria “indipendenza” alla propria estinzione.

 

Due pensieri diversi, che vivono su piani distanti tra loro ma che possono convivere in una sola anima. Giro il piccolo cucchiaio, lo zucchero di canna per quanto grezzo, s’è disciolto da solo ed ora berrò il caffè e darò fuoco ad un’altra sigaretta, poi penserò se pubblicare o meno quanto scritto.

Se potrò rileggerlo su internet vorrà dire che ha prevalso il desiderio di condividere questi miei ragionamenti, prima di rimettermi in marcia a passo svelto per raggiungere il gregge che movimenta questa città, pensando che su tali questioni sia necessario tornarci sopra, forse.

un misero SettePerCentoultima modifica: 2010-08-23T11:37:00+00:00da il_boidi
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3 pensieri su “un misero SettePerCento

  1. L’appagamento di una vita ha significati diversi. Non sempre rivolti al solo godimento di quanto fatto e di quanto si ritiene di voler fare. A noi scegliere come appagarci. Quali chiese costruire e quali fontane riportare all’antico splendore. A noi la scelta di lasciare distanti e paralleli i due pensieri o di riportarli vicini. Vivere per se’ stessi e per gli altri. Lasciare una scia ai cuccioli delle nostre famiglie continua, forse, ad essere la felicità più grande.
    Ma nulla toglie al fatto che potrei clamorosamente sbagliarmi.
    Non rimetterti in marcia con il gregge.

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